Cosa facciamo quando perdiamo la strada? Quanto abbiamo bisogno di perderci per poterci ritrovare? Il progetto propone un viaggio dal linguaggio del libro al linguaggio delle immagini, del colore, della musica, del corpo e della scrittura. Un viaggio che dialoga con Milano4MentalHealth attraverso una domanda essenziale: quando ci sentiamo smarriti, quali linguaggi possono aiutarci a ritrovare la strada? Un'esperienza in cui il libro diventa una porta d'accesso al proprio mondo interiore, attraverso i linguaggi non verbali dell'arte.
Il romanzo di Vanessa Diffenbaugh "Il linguaggio segreto dei fiori", a cui si ispira il laboratorio, racconta la storia di Victoria, una giovane donna cresciuta tra abbandoni, famiglie affidatarie e difficoltà relazionali che la porteranno a vivere anche per strada. I fiori diventano per lei un rifugio e soprattutto un modo per esprimere ciò che non riesce a comunicare direttamente. Il romanzo mette in scena alcuni temi particolarmente fertili per un'esperienza artistica:
La solitudine;
Il bisogno di appartenenza;
Il rapporto con l'altro;
La difficoltà di fidarsi;
Il linguaggio delle emozioni;
Le ferite e le risorse personali;
La possibilità di trasformazione;
Il bisogno di trovare una “casa” interiore;
La capacità di ricominciare.
Il libro non sarà una semplice esposizione della trama, ma un attraversamento di alcuni nuclei simbolici del romanzo. L'arte può diventare uno degli strumenti attraverso cui compiere questo viaggio. Non si tratta di “curare attraverso un laboratorio”, ma di creare uno spazio culturale ed esperienziale di ascolto, espressione e condivisione, nel quale il libro diventa esperienza per ascoltare, riconoscere, dare significato, scegliere e ritrovare una direzione.
Ogni partecipante dovrebbe avere:
1 foglio A3 oppure 2 fogli A4;
1 foglio bianco della stampante;
Matite;
Pennarelli;
Pastelli o acquerelli, se disponibili;
Una penna;
Eventualmente un elemento naturale: un fiore, una foglia, un rametto.
Non è necessario aver letto il libro, saper disegnare né avere esperienze artistiche. È sufficiente la disponibilità a lasciarsi sorprendere dai propri linguaggi interiori.
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